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ALTRE POSSIBILI CAUSE DELLA GUERRA IN IRAQ

Durante la ricerca in internet tendente a comprendere le cause scatenanti la guerra in Iraq, mi sono imbattuto in una serie di articoli, di fonti giornalistiche non ufficiali (tra cui uno scritto di Michele Nardelli) a mio parere molto interessanti, riguardanti altre possibili e plausibili cause scatenanti il conflitto in argomento.

Qui sintetizzo le parti dei testi a mio giudizio piu' significative.

Secondo lo scritto, l'amministrazione americana, con questa guerra si è posta lo scopo di mantenere la supremazia americana nel mondo a scapito della progressiva affermazione dell'Europa.

Questo si ritiene conseguenza del crescente incremento di ruolo che sta conquistando la moneta europea, nel mercato globale a discapito della riconosciuta supremazia del dollaro statunitense.

Essendo al momento l'economia statunitense in una fase di stasi rispetto ad un'attesa di continuo incremento e questo in coincidenza e da decorrere con i noti fatti accaduti l'11 settembre 2001, si è rilevata a livello globale una debolezza di importanza del dollaro, prima riconosciuto come pregiato elemento di scambio nei mercati internazionali. In particolare per quanto riguarda il mercato petrolifero, indubbiamente il piu' redditizio e rilevante in quanto condizionante l'economia mondiale  (rilevante ruolo giocano i fatturati a 11 zeri delle compagnie petrolifere [confronta con specifiche valutazioni reperibili nel sito www.disinformazione.it]).

L'economia americana si vede minacciata dal possibile avvento dell'Euro come moneta pregiata di scambio internazionale.

Si ritiene che siano queste le ragioni che principalmente possano spiegare la guerra in Iraq. Infatti è appurato che i paesi dell'OPEC (tra i quali l'Iraq) avessero cominciato a pretendere corresponsioni in euro come pagamento delle forniture petrolifere.

L'avvio dei pagamenti in euro anche da parte di Saddam, avrebbe generato la conversione generalizzata del corrispettivo degli scambi economici, utilizzando la moneta del vecchio continente. con ciò innescando un inammissibile proliferare, a giudizio dell'economia americana, della diffusione degli scambi internazionali contrattati in euro.

Se tutto questo accadesse porterebbe ad una svalutazione del dollaro compresa tra il 20 ed il 40% con conseguenze disastrose per l'economia statunitense (la svalutazione del dollaro porterebbe a un aumento, pari alla svalutazione della moneta, di tutti i prodotti importati, quindi ad una superinflazione, ad una svaltazione del pil e ad una diminuzione delle riserve monetarie dello stato).

Secondo il testo dell'articolo succitato, l'unico modo pensato dal consiglio di amministazione USA per scongiurare lo scenario appena evidenziato, sarebbe quello di intimidire i paesi dell'OPEC e ricondurre il potere globale monetario nelle mani degli USA. La circostanza che il conflitto sia incominciato per iniziativa di un singolo stato nonostante l'assenza del patrocinio dell'ONU ed avvalendosi del coinvolgimento per alleanza degli stati amici nell'unione europea (non è nuovo il fatto che i signori della guerra si configurino come i nuovi feudatari, padroni della terra e degli uomini, nelle cui mani si concentra il potere economico, politico, militare e religioso), pone l'iniziativa al di fuori di quella legittimità riconosciuta in capo a tale organismo di tutela del diritto internazionale.

Agendo in questo modo gli Stati Uniti hanno obbligato stati importanti dell'Europa ad assumere posizioni di appoggio incondizionato all'azione, ispirate sia alle alleanze storicamente consolidate, sia alle analoghe esigenze di affermazione delle monete ancora non confluite nell'euro (vedi sterlina inglese) e necessitanti di conferma di importanza internazionale.

Conseguenziale alle diversità di atteggiamento assunte dagli stati appartenenti all'unione europea, in merito all'opportunità ed alla condivisione dell'intervento armato, risulta un palese o meno effetto di divisione di quella unitarietà artefice dell'unione stessa. Indirettamente un'incrinatura che intacca la forza di coesione che ha portato all'incremento di valore della moneta Euro comune.

Berti Andrea

3°A/mc




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